C'è un'età, non anagrafica, in cui la stratificazione delle nostre esperienze, convinzioni, studi, e pure traumi, ci incrosta tutti i canali che ci permettono di intercettare e recepire la diversità che abbiamo intorno.
Iniziamo così a raccontarcela, compiacendoci nell'ascoltare la lezione che abbiamo imparato a memoria e alla fine credendoci pure, nell'autismo di una sordità che da fuori viene osservata, nel migliore dei casi, da sguardi bonari e compassionevoli.
Ecco, io vorrei che nel 2012 non fosse ancora il mio momento.
Magari neppure il vostro.
sabato 31 dicembre 2011
Quello che non mi auguro
lunedì 26 dicembre 2011
Regalo di Natale in corner
Stasera, mentre la riaccompagnavo a casa, dopo tanto tempo, ho sentito la mia mamma cantare.
domenica 18 dicembre 2011
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma (e siamo quello che mangiamo)
Approfitto di una domenica mediamente tranquilla per segnalare due cosine in cui credo particolarmente. La prima perché conosco molto bene le persone che si sono rimboccate le maniche e che hanno lucidato le pentole per far partire un progetto in una delle zone del mondo che mi sta più a cuore.
La seconda perché, ancora a ulteriore, personale, conferma che nessuna delle impronte che lasciamo su questa terra andrà persa ma traccerà il percorso per qualcun altro che magari si divertirà pure a continuarlo; ma della seconda ne parlo alla prossima puntata, non appena si finiscono di sistemare alcune cosine tecniche in merito alla messa online.
Per cui:
Cristiana e Bea sono due amiche con cui ho condiviso uno dei periodi più ricchi e stimolanti della mia vita, ora non è che ci si veda con tutta questa frequenza, ma succede che sempre per le infinite vie dell’internet e perché alla fine Milano è la calamita intorno a cui periodicamente ruotiamo, succede, dicevo, che nonostante tutto, il nostro legame rimanga ben saldo lo stesso.
Da un anno, Bea e Cristiana lavorano insieme in Palestina al progetto Bait al Karama: la prima scuola di cucina internazionale palestinese gestita dalle donne della città vecchia di Nablus.
Considerato che Cristiana e Bea non sono solo brave ma pure particolrmente smart dallo scorso maggio hanno iniziato a raccogliere i fondi del loro proggetto anche appoggiandosi a una struttura che le supporta nel crowdfunding.
In questo modo il progetto viene inserito all’interno di un ambiente che, oltre a favorire la diffusione delle iniziative di raccolta può dare vita a ulteriori sinergie.
Ci sono possibilità di donazione di importo diverso e a tutte corrispondono dei regali per ringraziare e coinvolgere i sostenitori nelle attività, è sufficiente avere un account paypal.
Insomma, non mi dilungo oltre: se cercate un progetto affidabile e qualcuno cui tirare le orecchie se qualcosa non vi torna, ecco con questo andate sul sicuro.
La seconda perché, ancora a ulteriore, personale, conferma che nessuna delle impronte che lasciamo su questa terra andrà persa ma traccerà il percorso per qualcun altro che magari si divertirà pure a continuarlo; ma della seconda ne parlo alla prossima puntata, non appena si finiscono di sistemare alcune cosine tecniche in merito alla messa online.
Per cui:
Cristiana e Bea sono due amiche con cui ho condiviso uno dei periodi più ricchi e stimolanti della mia vita, ora non è che ci si veda con tutta questa frequenza, ma succede che sempre per le infinite vie dell’internet e perché alla fine Milano è la calamita intorno a cui periodicamente ruotiamo, succede, dicevo, che nonostante tutto, il nostro legame rimanga ben saldo lo stesso.
Da un anno, Bea e Cristiana lavorano insieme in Palestina al progetto Bait al Karama: la prima scuola di cucina internazionale palestinese gestita dalle donne della città vecchia di Nablus.
Considerato che Cristiana e Bea non sono solo brave ma pure particolrmente smart dallo scorso maggio hanno iniziato a raccogliere i fondi del loro proggetto anche appoggiandosi a una struttura che le supporta nel crowdfunding.
In questo modo il progetto viene inserito all’interno di un ambiente che, oltre a favorire la diffusione delle iniziative di raccolta può dare vita a ulteriori sinergie.
Ci sono possibilità di donazione di importo diverso e a tutte corrispondono dei regali per ringraziare e coinvolgere i sostenitori nelle attività, è sufficiente avere un account paypal.
Insomma, non mi dilungo oltre: se cercate un progetto affidabile e qualcuno cui tirare le orecchie se qualcosa non vi torna, ecco con questo andate sul sicuro.
domenica 4 dicembre 2011
È dicembre ma sembra ottobre
Anche se sono convinta che la prima ghiacciata non tarderà ad arrivare oltre Santa Lucia.
La luce invece é ancora quella di un ottobre inoltrato con il solicino lattiginoso che lascia in piedi qualche speranza nonostante il buio arrivi molto presto.
Ieri mi è venuta la nostalgia e, mentre ero in macchina di ritorno dalla casa della genitrice, ho deviato e mi sono inerpicata su quel fianco della collina poco conosciuto, prima meta di quando si era più piccoli e appena motorizzati.
Quella strada l' ho fatta molte volte, quando, ancora all' università, andavo a fare la baby sitter per Leonardo, Anna e Martina che vivevano nella casetta delle favole ai confini del bosco, protetti in un luogo davvero senza tempo, tra lo stagnetto delle rane e il vivaio della zia che ogni settimana cambiava colori e profumi ed era il percorso preferito delle nostre passeggiate obbligate.
Da quelle parti si andava alle feste dei coscritti nelle sere gelide di fine gennaio con addosso solo la giacchettina di pelle e le clarks nonostante i rimasugli di neve ghiacciata e nera sull' asfalto.
Più sotto, alla Fonte, molto più piccola, mio padre mi portava, quando avevo il broncio, a giocare sugli scivoli che, ho controllato, stanno ancora li di fronte.
Sono andata nel bosco da sola, ieri, perché mi mancava quell' odore di umido e fango mischiato a quello bruciacchiato dei camini delle casupole che stanno lì intorno.
Mi domandavo se anche io, alfiere indomito della mia mediterraneità, alla fine, non sia invece fatta di questa stessa materia che vedo mentre, scesa dalla macchina, mi guardo intorno dalla punta del crinale.
Negli anni ho imparato ad amare l' autunno e quello che é in grado di regalare se lo ascolti e sei accondiscendente con lui; ho capito che per gustarti il raccolto dell'estate ti devi necessariamente sedere e pasteggiare con calma, altrimenti ti sbrodoli, che è anche divertente, ma metà finisce per andare perso sulla maglia e sulla tovaglia*.
Per farmi piacere l' inverno, escluse le sciate e la montagna, quello vero che poi qui dura fino a maggio, mi sto ancora attrezzando, ma sono fiduciosa.
*che poi, a seguito di una discussione in macchina fatta l'altra sera tra la nebbia e le sigarette, é stato un po' come dover riconoscere che quello che c' è scritto nell' Ecclesiaste è in buona parte vero.
La luce invece é ancora quella di un ottobre inoltrato con il solicino lattiginoso che lascia in piedi qualche speranza nonostante il buio arrivi molto presto.
Ieri mi è venuta la nostalgia e, mentre ero in macchina di ritorno dalla casa della genitrice, ho deviato e mi sono inerpicata su quel fianco della collina poco conosciuto, prima meta di quando si era più piccoli e appena motorizzati.
Quella strada l' ho fatta molte volte, quando, ancora all' università, andavo a fare la baby sitter per Leonardo, Anna e Martina che vivevano nella casetta delle favole ai confini del bosco, protetti in un luogo davvero senza tempo, tra lo stagnetto delle rane e il vivaio della zia che ogni settimana cambiava colori e profumi ed era il percorso preferito delle nostre passeggiate obbligate.
Da quelle parti si andava alle feste dei coscritti nelle sere gelide di fine gennaio con addosso solo la giacchettina di pelle e le clarks nonostante i rimasugli di neve ghiacciata e nera sull' asfalto.
Più sotto, alla Fonte, molto più piccola, mio padre mi portava, quando avevo il broncio, a giocare sugli scivoli che, ho controllato, stanno ancora li di fronte.
Sono andata nel bosco da sola, ieri, perché mi mancava quell' odore di umido e fango mischiato a quello bruciacchiato dei camini delle casupole che stanno lì intorno.
Mi domandavo se anche io, alfiere indomito della mia mediterraneità, alla fine, non sia invece fatta di questa stessa materia che vedo mentre, scesa dalla macchina, mi guardo intorno dalla punta del crinale.
Negli anni ho imparato ad amare l' autunno e quello che é in grado di regalare se lo ascolti e sei accondiscendente con lui; ho capito che per gustarti il raccolto dell'estate ti devi necessariamente sedere e pasteggiare con calma, altrimenti ti sbrodoli, che è anche divertente, ma metà finisce per andare perso sulla maglia e sulla tovaglia*.
Per farmi piacere l' inverno, escluse le sciate e la montagna, quello vero che poi qui dura fino a maggio, mi sto ancora attrezzando, ma sono fiduciosa.
*che poi, a seguito di una discussione in macchina fatta l'altra sera tra la nebbia e le sigarette, é stato un po' come dover riconoscere che quello che c' è scritto nell' Ecclesiaste è in buona parte vero.
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